Era il 24 dicembre 1968, vigilia di Natale, quando gli astronauti dell'Apollo 8, durante la missione con equipaggio in orbita attorno alla Luna, quasi per caso, scattarono una delle foto più importanti della storia. La Terra che sorge all'orizzonte. Per la prima volta, l'uomo usciva nello spazio e osservava la sua casa da una prospettiva senza precedenti per l'umanità.

Alla foto venne dato il nome di “Earthrise”, in italiano “Il sorgere della Terra”. I più attenti si renderanno conto che il nome ha un doppio significato: fa riferimento all'apparizione dell’astro all'orizzonte ma anche alla nascita di una nuova comprensione del pianeta quale nostra casa.

L'immagine divenne presto popolare e le persone ebbero un'idea più tangibile di ciò che grandi menti avevano ripetutamente detto nel tempo: siamo fratelli! Tutte quelle linee immaginarie create artificialmente, a cui erano stati dati i nomi di Paesi, regioni, città, quartieri sono, in realtà, mere astrazioni che creano divisioni, ma che di fatto non esistono. Sono invenzioni umane. La conclusione successiva era ovvia: viviamo tutti allo stesso indirizzo. Da una prospettiva cosmica, siamo tutti uno!

Basata su questa prospettiva, verso l'inizio degli anni '70, nasce una nuova mentalità ecologica che, tra le altre cose, ha sfidato la convinzione che è possibile disfarsi di tutti i rifiuti che produciamo mettendoli semplicemente fuori casa.

it-1

L'uomo inizia, così, a cercare modi per armonizzarsi con il pianeta, in considerazione del rispetto derivante da questa nuova comprensione del suo posto nel tempo e nello spazio. Combinando la sua conoscenza con le nuove tecnologie, egli cerca di vedere altre sfaccettature e modi di trattare la materia che la maggior parte delle persone classifica come “rifiuti”. Dove prima si vedevano solo “resti di cibo”, “avanzi”, ora si vede la potenzialità della materia prima che può essere trasformata in compost, che ha un grande valore, anche economico. Ogni alimento che non viene consumato, il cui potenziale andrebbe sprecato, ha una nuova e nobile funzione utile.

Tanto nobile che questo materiale è stato chiamato “oro organico” nel “Progetto Rifiuti Zero” introdotto nel Club PRÓ-VIDA di Araçoiaba (leggi di più). Il progetto ha come obiettivo concludere il ciclo della materia riducendo praticamente a zero il volume di residui destinati alle discariche, facendo i seguenti passi: compostaggio, raccolta selettiva, destinazione dei residui, biodigestore ed educazione ambientale. Questo insieme di azioni, volte a un migliore utilizzo delle risorse esistenti sul pianeta e di quelle generate dall’uomo, sono manifestazioni dell’essere la cui coscienza è ampliata tanto da riconoscere di essere parte integrante della natura.

L'oro organico si ottiene attraverso il compostaggio, processo biologico in cui i microrganismi trasformano la materia organica (come foglie, rami, avanzi di cibo, opportunamente separati) in un materiale simile al suolo che si chiama compost.

Il compost viene utilizzato come fertilizzante naturale negli orti biologici, nei giardini e in varie aree del Clube de Araçoiaba, ad esempio.

Proponendosi di effettuare il corretto smaltimento e di reintegrare tutti quegli elementi nel ciclo di vita, in modo sostenibile, è possibile cambiare la vecchia abitudine in virtù di una nuova ragione che si è presentata e che può essere messa in azione per libero arbitrio.

Come nell'alchimia, il metallo che l'uomo comune disprezza ha in sé tutto il potenziale per essere la materia prima che l'alchimista trasmuta in oro. È lo stesso materiale. Ma l'alchimista avrebbe potuto portare a termine la Grande Opera senza prima aver cambiato se stesso? Sembra improbabile.

Anche l'uomo, non riconoscendo la potenzialità dell'oro che ha dentro di sé, spreca parte del suo tempo e della sua energia cercando nel ramo la soddisfazione che si trova solo nella radice. Egli mira a realizzare le grandi opere, ma non i piccoli compiti… come separare i rifiuti. Come è scritto in una frase attribuita a Confucio: “Tra le piccole cose che non facciamo e le grandi cose che non possiamo fare, il pericolo sta nel non fare nulla”.

it-2

Rifiuti? Resti? Avanzi?… o materia organica?

Così come la bellezza, forse la risposta sta negli occhi di chi guarda e nella decisione di ciascuno di attivare e utilizzare questa conoscenza.

La porzione di cibo che non è stata consumata può trasformarsi in rifiuto e rimanere a decomporsi per centinaia di anni in una discarica con altre sostanze, come la plastica, sprecando il suo valore e la sua potenzialità, oppure essere adeguatamente smaltita per essere reintegrata e migliorata nel ciclo della natura, che è saggia ed economica. Questa materia, che è viva e possiede qualcosa che va al di là della sua chimica, sarà presto un nuovo alimento con un potere energetico persino maggiore.

Ti invitiamo a rivedere ciò che la mente collettiva chiama rifiuto. Guarda di nuovo. Cosa vedi?